Lesioni stradali gravi e gravissime, obbligatoria la revoca della patente

Secondo la Cassazione Penale (Sez. IV Penale,  Sentenza n.10082 del 07/03/2019) anche in caso di patteggiamento della pena per il reato di cui al I comma dell’art. 590 bis c.p.,  il Giudice deve disporre la sanzione della revoca della patente di guida anche se non indicata nel patto. Si tratta, infatti, di sanzione amministrativa accessoria da applicarsi obbligatoriamente anche nell’ipotesi di sentenza di patteggiamento, indipendentemente dall’accordo intercorso tra le parti (cfr. Sez. 4, n. 49221 del 30/11/2012, Matteucci, Rv. 253971; Sez. 4, n. 8022 del 28/01/2014, Giannella, Rv. 258622).

Quella di sottoporre ad una sanzione amministrativa accessoria più grave, qual è la revoca della patente di guida, i casi di lesioni personali stradali e di omicidio stradale di cui agli artt. 589bid e 590bis cod. pen., mantenendo la più blanda sanzione amministrativa accessoria per gli altri casi di lesioni conseguenti alla violazioni di norme del codice della strada costituisce una precisa scelta operata dal legislatore, nel 2016, nell’esercizio della propria discrezionalità. (Sez. 4, n. 42346 del 16/5/2017, Tosolini, Rv. 270819; conf. Sez. 4, n. 23171 del 18/4/2017, Mazzucchelli, Rv. 270347) ed è infondata la questione di legittimità relativa all’art. 222, comma 2 del codice della strada, nella parte in cui rende obbligatoria la revoca della patente quale effetto dell’accertamento del reato. La revoca della patente, infatti, non ha natura penale ma è una sanzione amministrativa la cui autonomia discende da scelte legislative discrezionali ed insindacabili dal giudice (Corte Cost. n. 49 del 14 gennaio 2015). Dunque, rientra nei limiti dell’esercizio ragionevole del potere legislativo, più volte considerato dal giudice delle leggi non sindacabile sotto il profilo della pretesa irragionevolezza, in quanto fondata su differenti natura e finalità rispetto alle sanzioni penali.

Ebbene,  la legge disciplina espressamente anche la durata del periodo durante il quale non si può ottenere una nuova abilitazione dopo che la patente è stata revocata. E tale periodo non ha uguale durata quale che sia l’ipotesi che abbia condotto alla revoca. A mente del comma 3-bis dell’art. 222, infatti, quando venga applicata la revoca per i reati di cui agli articoli 589bis e 590bis cod. pen., se si tratta delle ipotesi di cui al primo comma o di quella di cui all’art. 590-bis, l’interessato non può conseguire una nuova patente di guida prima che siano decorsi cinque anni dalla revoca; se si tratta del reato di cui all’articolo 589-bis, quinto comma, l’interessato non può conseguire una nuova patente prima che siano decorsi dieci anni dalla revoca; se si tratta dei reati di cui all’articolo 589- bis, secondo„ terzo e quarto comma l’interessato non può conseguire una nuova patente prima che siano decorsi quindici anni dalla revoca. Il termine di dieci anni, inoltre, è elevato a venti anni nel caso in cui l’interessato sia stato in precedenza condannato per i reati, di cui all’articolo 186, commi 2, lettere b) e c), e 2-bis, ovvero di cui all’articolo 187, commi 1 e 1-bis, CDS; ed è ulteriormente aumentato sino a trenta anni nel caso in cui l’interessato non abbia ottemperato agli obblighi di cui all’articolo 189, comma 1, CDS e si sia dato ali fuga.N. 44605/2018 R.G.

Appare allora chiaro che la variazione dei periodi di inabilitazione alla guida conferisce una diversa afflittività alla sanzione della revoca, modulata a seconda della gravità del reato per il quale è applicata.

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