MULTE: Principi e procedure del sistema sanzionatorio

Uno degli argomenti che sta quotidianamente più a (malin..) cuore a tutti noi cittadini, è senza dubbio quello delle c.d. MULTE (o contravvenzioni) che vengono comminate, in particolare per le infrazioni al Codice della Strada.

PREMESSA

Preliminarmente dobbiamo subito sgomberare il campo dall’uso improprio della terminologia, perché sappiamo benissimo che “multa” e “contravvenzione” sono due specifici termini giuridici che contraddistinguono due tipologie di pene previste dal Codice Penale in caso di condanna per la commissione di reati mentre, in realtà, le infrazioni stradali costituiscono – salvo particolari casi – degli illeciti amministrativi, la cui violazione è punita con una sanzione amministrativa, solitamente con l’irrogazione di una somma di denaro da pagare.

Più analiticamente, la figura dell’illecito amministrativo è disciplinata dalla Legge 689/1981, che detta i principi generali in materia ricavati, per grandi linee, da quelli dettati dal Codice Penale per i reati distinguendosi, sostanzialmente – oltre che dal diverso tipo di sanzione previsto – dall’Autorità competente a decidere l’irrogazione delle sanzioni, amministrativa piuttosto che giudiziaria.

Diversità procedurali esistono anche nello stesso ambito degli illeciti amministrativi, in particolare distinguendosi la procedura prevista per gli illeciti amministrativi previsti dal Codice della Strada da quella per gli illeciti amministrativi in generale, prevista dalla Legge 689/1981.

 

Tra i principi generali sanciti dalla legge in materia di illeciti amministrativi, meritano essere ricordati:

 

Art. 1 – Principio di legalità

         Nessuno può essere assoggettato a sanzioni amministrative se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima della commissione della violazione.

 

Art. 2 – Capacità di intendere e di volere

         Non può essere assoggettato a sanzione amministrativa chi, al momento in cui ha commesso il fatto, non aveva compiuto i diciotto anni o non aveva, in base al criteri indicati nel codice penale, la capacità di intendere e di volere, salvo che lo stato di incapacità non derivi da sua colpa o sia stato da lui preordinato.

 

Art. 3 – Elemento soggettivo

         Nelle violazioni cui è applicabile una sanzione amministrativa ciascuno è responsabile della propria azione od omissione, cosciente e volontaria, sia essa dolosa o colposa.

 

Art. 4 – Cause di esclusione della responsabilità

         Non risponde delle violazioni amministrative chi ha commesso il fatto nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima ovvero in stato di necessità o di legittima difesa.

 

Art. 5 – Concorso di persone

         Quando più persone concorrono in una violazione amministrativa, ciascuna di esse soggiace alla sanzione per questa disposta, salvo che sia diversamente stabilito dalla legge.

 

Art. 6 – Solidarietà

         Il proprietario della cosa che servì o fu destinata a commettere la violazione o, in sua vece, l’usufruttuario o, se trattasi di bene immobile, il titolare di un diritto personale di godimento, è obbligato in solido con l’autore della violazione al pagamento della somma da questo dovuta se non prova che la cosa è stata utilizzata contro la sua volontà.

         Nei casi previsti dai commi precedenti chi ha pagato ha diritto di regresso per l’intero nei confronti dell’autore della violazione.

 

LA PROCEDURA SANZIONATORIA PER LE VIOLAZIONI AL CODICE DELLA STRADA

Preso atto di quanto doverosamente premesso, per quanto riguarda quello che ci interessa più da vicino possiamo vedere come, per gli illeciti previsti dal Codice della Strada, si possono distinguere diverse fasi, così sintetizzabili:

 accertamento della violazione;

  • contestazione al trasgressore;
  • notifica del verbale di accertamento al responsabile in solido;
  • definizione dellillecito mediante il pagamento in misura ridotta;
  • in caso di mancato pagamento nei termini e di mancato ricorso, iscrizione a ruolo di una somma pari alla metà del massimo della sanzione in quanto il verbale costituisce titolo esecutivo per tale somma;
  • in caso di ricorso al Prefetto si avrà l’ulteriore fase del ricorso che si concluderà con un ordinanza prefettizia di ingiunzione di pagamento ovvero di archiviazione;
  • contro lordinanza-ingiunzione è ammessa opposizione al giudice di pace e, pertanto, potrà seguire lulteriore fase del giudizio di opposizione dinanzi ad un organo giurisdizionale.

    N.B. E ammesso ricorso giurisdizionale anche direttamente avverso il verbale originario;

  • fase finale dell’esecuzione forzata sui beni del debitore.

Più in dettaglio, il Codice della Strada prevede che “La sanzione amministrativa pecuniaria consiste nel pagamento di una somma di denaro tra un limite massimo ed un limite minimo fissato dalla singola norma…” e che “…la misura delle sanzioni amministrative pecuniarie è aggiornata ogni due anni in misura pari all’intera valutazione, accertata dall’ISTAT, dell’indice dei prezzi al consumo…” (art. 195 CdS).

A tal proposito, giova evidenziare che ai fini della determinazione della somma da pagare a titolo di pagamento in misura ridotta, il Codice della Strada dispone che “Per le violazioni per le quali il presente codice stabilisce una sanzione amministrativa pecuniaria, ferma restando l’applicazione delle eventuali sanzioni accessorie, il trasgressore è  ammesso a pagare, entro sessanta giorni dalla contestazione o dalla notificazione, una somma pari al minimo fissato dalle singole norme. Tale somma e’ ridotta del 30 per cento se il pagamento e’ effettuato entro cinque giorni dalla contestazione o dalla notificazione…” (art. 202 CdS), mentre – per quanto riguarda gli illeciti amministrativi diversi dal Codice della Strada – la Legge 689/1981 stabilisce, diversamente, che “…E’ ammesso il pagamento di una somma in misura ridotta pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista per la violazione commessa o, se più favorevole e qualora sia stabilito il minimo della sanzione edittale, pari al doppio del relativo importo…” (art. 16 L.).

Inoltre, occorre tener presente che sono obbligati in solido con il trasgressore al pagamento della sanzione irrogata “…il proprietario del veicoloo, in sua vece, l’usufruttuario, l’acquirente con patto di riservato dominio o l’utilizzatore a titolo di locazione finanziariase non prova che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà…” (art. 196 CdS).

Le violazioni al Codice della Strada – accertate dagli organi di polizia stradale di cui agli artt. 11 e 12 CdS – devono essere, quando possibile e fuori di particolari casi, “…immediatamente contestate tanto al trasgressore quanto alla persona che sia obbligata in solido…” e “…dell’avvenuta contestazione deve essere redatto verbale contenente anche le dichiarazioni che gli interessati chiedono vi siano inserite. Il verbale… …contiene la sommaria descrizione del fatto accertato, gli elementi essenziali per l’identificazione del trasgressore e la targa del veicolo con cui è stata commessa la violazione… …Copia del verbale deve essere consegnata al trasgressore e, se presente, alla persona obbligata in solido…” (art. 200 CdS).

Nei casi in cui la violazione non possa essere immediatamente contestata al trasgressore il verbale di accertamento – contenente gli estremi della violazione e l’indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata – deve, entro novanta giorni dall’accertamento, essere notificato all’effettivo trasgressore o, quando questi non sia stato identificato e si tratti di violazione commessa dal conducente di un veicolo a motore, munito di targa, ad uno dei soggetti indicati nell’art. 196, quale risulta dai pubblici registri alla data dell’accertamento (art. 201 CdS).

Giova ribadire e rimarcare che il termine per notificare il verbale (di novanta giorni) decorre dal giorno della commessa violazione e non – come talvolta succede – dal giorno dell’effettiva verbalizzazione da parte dell’organo accertatore, salvo non fosse possibile conoscere l’identità del trasgressore, o dell’obbligato in solido, dai pubblici registri automobilistici o da altre banche dati.

In particolare, l’obbligo di contestazione immediata è derogato nei seguenti casi (art. 201, comma 1-bis CdS):

  1. a) impossibilità di raggiungere un veicolo lanciato ad eccessiva velocità;
  2. b) attraversamento di un incrocio con il semaforo indicante la luce rossa;
  3. c) sorpasso vietato;
  4. d) accertamento della violazione in assenza del trasgressore e del proprietario del veicolo;
  5. e) accertamento della violazione per mezzo di appositi apparecchi di rilevamento direttamente gestiti dagli organi di Polizia stradale e nella loro disponibilità che consentono la determinazione dell’illecito in tempo successivo poichè il veicolo oggetto del rilievo è a distanza dal posto di accertamento o comunque nell’impossibilità di essere fermato in tempo utile o nei modi regolamentari;
  6. f) accertamento effettuato con i dispositivi di cui all’articolo 4 del decreto-legge 20 giugno 2002, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla legge 1 agosto 2002, n. 168, e successive modificazioni;
  7. g) rilevazione degli accessi di veicoli non autorizzati ai centri storici, alle zone a traffico limitato, alle aree pedonali, o della circolazione sulle corsie e sulle strade riservate attraverso i dispositivi previsti dall’articolo 17, comma 133-bis, della legge 15 maggio 1997, n. 127;

g-bis) accertamento delle violazioni di cui agli articoli 80, 141, 143, commi 11 e 12, 146, 167, 170, 171, 193, 213 e 214, per mezzo di appositi dispositivi o apparecchiature di rilevamento.

Inoltre, la norma dispone che “…Nei casi diversi da quelli di cui al comma 1-bis, nei quali non è avvenuta la contestazione immediata, il verbale notificato agli interessati deve contenere anche l’indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata…” e che “…non è necessaria la presenza degli organi di polizia stradale qualora l’accertamento avvenga mediante rilievo con dispositivi o apparecchiature che sono stati omologati ovvero approvati per il funzionamento in modo completamente automatico. Tali strumenti devono essere gestiti direttamente dagli organi di polizia stradale di cui all’articolo 12, comma 1…” (art. 201, comma 1-ter CdS).

 

La notificazione degl atti

Alla notificazione dei verbali di accertamento si può provvedere sia a mezzo degli organi di polizia stradale di cui all’art. 12 CdS, sia a mezzo di messi comunali o di funzionari dell’Amministrazione procedente – secondo le norme previste dal Codice di Procedura Civile – ovvero a mezzo della posta, nel rispetto delle norme di legge che disciplinano le notificazioni a mezzo del servizio postale.

Le notificazioni si intendono, in ogni caso, validamente eseguite quando siano fatte alla residenza, domicilio o sede del soggetto, risultante dalla carta di circolazione, oppure dal P.R.A. o dalla patente di guida del conducente.

 

Pertanto, per verificare la regolarità delle notificazioni dei verbali – che non sono eseguite a mezzo posta – occorre guardare alle disposizioni dettate dal codice di rito in materia, che appare utile richiamare:

 

Art. 137 cpc – Notificazioni

Le notificazioni, quando non è disposto altrimenti sono eseguite dall’ufficiale giudiziario, su istanza di parte o su richiesta del pubblico ministero o del cancelliere.

L’ufficiale giudiziario esegue la notificazione mediante consegna al destinatario di copia conforme all’originale dell’atto da notificarsi. …omissis

Se la notificazione non può essere eseguita in mani proprie del destinatario, tranne che nel caso previsto dal secondo comma dell’articolo 143, l’ufficiale giudiziario consegna o deposita la copia dell’atto da notificare in busta che provvede a sigillare e su cui trascrive il numero cronologico della notificazione, dandone atto nella relazione in calce all’originale e alla copia dell’atto stesso. Sulla busta non sono apposti segni o indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto dell’atto.

 

Art. 138 cpc – Notificazione in mani proprie

omissis… Se il destinatario rifiuta di ricevere la copia, l’ufficiale giudiziario ne dà atto nella relazione, e la notificazione si considera fatta in mani proprie.

 

Art. 139 cpc – Notificazione nella residenza, nella dimora o nel domicilio

Se non avviene nel modo previsto nell’articolo precedente, la notificazione deve essere fatta nel comune di residenza del destinatario, ricercandolo nella casa di abitazione o dove ha l’ufficio o esercita l’industria o il commercio.

Se il destinatario non viene trovato in uno di tali luoghi, l’ufficiale giudiziario consegna copia dell’atto a una persona di famiglia o addetta alla casa, all’ufficio o all’azienda, purché non minore di quattordici anni o non palesemente incapace.

In mancanza delle persone indicate nel comma precedente, la copia è consegnata al portiere dello stabile dove è l’abitazione, l’ufficio o l’azienda, e, quando anche il portiere manca, a un vicino di casa che accetti di riceverla.
Il portiere o il vicino deve sottoscrivere una ricevuta, e l’ufficiale giudiziario dà notizia al destinatario dell’avvenuta notificazione dell’atto, a mezzo di lettera raccomandata. …omissis

 

Art. 140 cpc – Irreperibilità o rifiuto di ricevere la copia

Se non è possibile eseguire la consegna per irreperibilità o per incapacità o rifiuto delle persone indicate nell’articolo precedente, l’ufficiale giudiziario deposita la copia nella casa del comune dove la notificazione deve eseguirsi, affigge avviso del deposito in busta chiusa e sigillata alla porta dell’abitazione o dell’ufficio o dell’azienda del destinatario, e gliene dà notizia per raccomandata con avviso di ricevimento.

 

Art. 143 cpc – Notificazione a persona di residenza, dimora e domicilio sconosciuti

Se non sono conosciuti la residenza, la dimora e il domicilio del destinatario e non vi è il procuratore previsto nell’art. 77, l’ufficiale giudiziario esegue la notificazione mediante deposito di copia dell’atto nella casa comunale dell’ultima residenza. …omissis

Nei casi previsti nel presente articolo e nei primi due commi dell’articolo precedente, la notificazione si ha per eseguita nel ventesimo giorno successivo a quello in cui sono compiute le formalità prescritte.

 

Art. 145 cpc – Notificazione alle persone giuridiche

La notificazione alle persone giuridiche si esegue nella loro sede, mediante consegna di copia dell’atto al rappresentante o alla persona incaricata di ricevere le notificazioni o, in mancanza, ad altra persona addetta alla sede stessa ovvero al portiere dello stabile in cui è la sede. La notificazione può anche essere eseguita, a norma degli articoli 138, 139 e 141, alla persona fisica che rappresenta l’ente qualora nell’atto da notificare ne sia indicata la qualità e risultino specificati residenza, domicilio e dimora abituale.

La notificazione alle società non aventi personalità giuridica, alle associazioni non riconosciute e ai comitati di cui agli artt. 36 ss. c.c. si fa a norma del comma precedente, nella sede indicata nell’art. 19, secondo comma, ovvero alla persona fisica che rappresenta l’ente qualora nell’atto da notificare ne sia indicata la qualità e risultino specificati residenza, domicilio e dimora abituale.

Se la notificazione non può essere eseguita a norma dei commi precedenti, la notificazione alla persona fisica indicata nell’atto, che rappresenta l’ente, può essere eseguita anche a norma degli articoli 140 o 143.

 

Art. 147 cpc – Tempo delle notificazioni

Le notificazioni non possono farsi prima delle ore 7 e dopo le ore 21.

 

Art. 148 cpc – Relazione di notificazione

L’ufficiale giudiziario certifica l’eseguita notificazione mediante relazione da lui datata e sottoscritta, apposta in calce all’originale e alla copia dell’atto.

La relazione indica la persona alla quale è consegnata la copia e le sue qualità, nonché il luogo della consegna, oppure le ricerche, anche anagrafiche, fatte dall’ufficiale giudiziario, i motivi della mancata consegna e le notizie raccolte sulla reperibilità del destinatario.

 

Art. 149 cpc – Notificazione a mezzo del servizio postale

Se non ne è fatto espresso divieto dalla legge, la notificazione può eseguirsi anche a mezzo del servizio postale.

In tal caso l’ufficiale giudiziario scrive la relazione di notificazione sull’originale e sulla copia dell’atto, facendovi menzione dell’Ufficio postale per mezzo del quale spedisce la copia al destinatario in piego raccomandato con avviso di ricevimento. Quest’ultimo è allegato all’originale.

La notifica si perfeziona, per il soggetto notificante, al momento della consegna del plico all’ufficiale giudiziario e, per il destinatario, dal momento in cui lo stesso ha la legale conoscenza dell’atto.

 

Art. 149-bis cpc – Notificazione a mezzo posta elettronica

Se non è fatto espresso divieto dalla legge, la notificazione può eseguirsi a mezzo posta elettronica certificata, anche previa estrazione di copia informatica del documento cartaceo.

Se procede ai sensi del primo comma, l’ufficiale giudiziario trasmette copia informatica dell’atto sottoscritta con firma digitale all’indirizzo di posta elettronica certificata del destinatario risultante da pubblici elenchi o comunque accessibili alle pubbliche amministrazioni.

La notifica si intende perfezionata nel momento in cui il gestore rende disponibile il documento informatico nella casella di posta elettronica certificata del destinatario.

La Legge 890/1982 disciplina le notificazioni di atti a mezzo posta e prevede che “…L’ufficiale giudiziario deve avvalersi del servizio postale per la notificazione degli atti in materia civile ed amministrativa da eseguirsi fuori del comune ove ha sede l’ufficio, eccetto che la parte chieda che la notificazione sia eseguita di persona. Il servizio deve essere erogato da operatori postali in possesso della licenza di cui all’articolo 5, comma 2, secondo periodo, del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, e deve rispettare gli obblighi di qualità minima stabiliti dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ai sensi della legge 4 agosto 2017, n. 124…” (art. 1).

In particolare, l’art. 8 disciplina la procedura di notificazione prescrivendo che “…Se le persone abilitate a ricevere il piego in luogo del destinatario rifiutano di riceverlo, ovvero se l’operatore postale non può recapitarlo per temporanea assenza del destinatario o per mancanza, inidoneità o assenza delle persone sopra menzionate, il piego è depositato lo stesso giorno presso il punto di deposito più vicino al destinatario. …omissis… Del tentativo di notifica del piego e del suo deposito è data notizia al destinatario, a cura dell’operatore postale, mediante avviso in busta chiusa a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento che, in caso di assenza del destinatario, deve essere affisso alla porta d’ingresso oppure immesso nella cassetta della corrispondenza dell’abitazione, dell’ufficio o dell’azienda. L’avviso deve contenere omissisl’espresso invito al destinatario a provvedere al ricevimento del piego a lui destinato mediante ritiro dello stesso entro il termine massimo di sei mesi, con l’avvertimento che la notificazione si ha comunque per eseguita trascorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata di cui al periodo precedente e che, decorso inutilmente anche il predetto termine di sei mesi, l’atto sarà restituito al mittente. La notificazione si ha per eseguita dalla data del ritiro del piego, se anteriore al decorso del termine di dieci giorni di cui al comma 4. In tal caso, l’impiegato del punto di deposito lo dichiara sull’avviso di ricevimento che, datato e firmato dal destinatario o dal suo incaricato che ne ha curato il ritiro, è, entro due giorni lavorativi, spedito al mittente in raccomandazione. Trascorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata, di cui al comma 4, senza che il destinatario o un suo incaricato ne abbia curato il ritiro, l’avviso di ricevimento è, entro due giorni lavorativi, spedito al mittente in raccomandazione con annotazione in calce, sottoscritta dall’operatore postale, della data dell’avvenuto deposito e dei motivi che l’hanno determinato, dell’indicazione ‘atto non ritirato entro il termine di dieci giorni e della data di restituzione. Trascorsi sei mesi dalla data in cui il piego è stato depositato, il piego stesso è restituito al mittente in raccomandazione con annotazione in calce, sottoscritta dall’operatore postale, della data dell’avvenuto deposito e dei motivi che l’hanno determinato, dell’indicazione ‘non ritirato entro il termine di sei mesi e della data di restituzione. Qualora la data delle eseguite formalità manchi sull’avviso di ricevimento o sia, comunque, incerta, la notificazione si ha per eseguita alla data risultante da quanto riportato sull’avviso stesso…”.

 

La compiuta giacenza

 

Uno degli aspetti della procedura di notificazione a mezzo posta che detta maggiori problematiche di comprensione, da parte dei cittadini, è quello legato alla figura della “compiuta giacenza” come modo di definizione della data certa di notifica degli atti, con tutte le conseguenze ad essa connesse in ordine ad eventuali impugnazioni, oppure per beneficiare delle riduzioni della somma da pagare.

In particolare, si parla di “compiuta giacenza” quando il destinatario di una raccomandata (o di un atto giudiziario) è assente al momento della consegna e, pur avendo ricevuto il c.d. “avviso di giacenza“, non è andato poi a ritirare la raccomandata o l’atto entro il termine indicato. In tal caso la raccomandata o l’atto si considerano regolarmente consegnati e notificati al destinatario.

A tal proposito è interessante sottolineare che recentemente la Corte di Cassazione ha chiarito che, più precisamente, la raccomandata si presume pervenuta alla data in cui l’ufficio postale rilascia il relativo avviso di giacenza (Cass. n. 27526/2013).

È evidente che a tal fine è comunque necessario che l’incaricato della consegna (sia esso un postino o un ufficiale giudiziario) che non sia riuscito a provvedere alla stessa, invii al destinatario la comunicazione con la quale lo avvisa che la raccomandata si trova presso la Casa comunale o presso uno specifico ufficio postale.

Se tale comunicazione è offerta, la compiuta giacenza si perfeziona una volta che siano decorsi trenta giorni o dieci giorni dalla data in cui, rispettivamente, la raccomandata o l’atto giudiziario, dopo il tentativo di consegna, sono posti a disposizione del cittadino per il ritiro presso gli appositi uffici.

In caso di notifica di atti giudiziari, il termine per la compiuta giacenza è molto più breve rispetto a quello previsto per le raccomandate e si riduce a dieci giorni.

Ciò vuol dire che l’atto non recapitato e depositato per la giacenza, si considera notificato allo scadere dei dieci giorni successivi, se il destinatario non lo abbia ritirato.

È fondamentale, tuttavia, che sia stata rispettata l’intera procedura a tal fine richiesta, ovverosia deve essere stato affisso sulla porta dell’abitazione o dell’ufficio o dell’azienda del destinatario l’avviso del deposito in busta chiusa e sigillata e al destinatario deve essere data notizia del deposito stesso mediante raccomandata con avviso di ricevimento. In caso contrario la notifica è nulla.

Decorsi i dieci giorni di giacenza dell’atto, al mittente viene restituito l’avviso di ricevimento tramite raccomandata, nel quale è specificata la data in cui si è perfezionata la compiuta giacenza e, di conseguenza, la notifica.

L’intero atto, invece, è riconsegnato al mittente solo se il destinatario non lo ritira entro sei mesi dalla data in cui lo stesso è stato depositato presso l’ufficio per la giacenza.

Pertanto, qualora il destinatario del verbale intenda avvalersi della facoltà di pagare beneficiando della riduzione del 30% – prevista entro il ristretto termine di cinque giorni dalla notifica – in caso di giacenza, il ritiro dell’atto deve avvenire i tempo utile in quanto i cinque giorni vengono conteggiati a partire dal formarsi della compiuta giacenza – ossia dieci giorni dalla consegna della raccomandata di “avviso di deposito” – non essendo possibile beneficiare della riduzione in caso di ritiro in tempi successivio.

I termini

Come abbiamo visto, fondamentale importanza per il rispetto delle procedure di notificazione e, di conseguenza, per la piena legittimità dell’azione amministrativa, hanno i termini previsti dalle singole norme.

La disciplina a cui guardare è, da un lato, quella del Codice di Procedura Civile per il corretto computo – “I termini per il compimento degli atti del processo sono stabiliti dalla legge; possono essere stabiliti dal giudice anche a pena di decadenza, soltanto se la legge lo permette espressamente. I termini stabiliti dalla legge sono ordinatori, tranne che la legge stessa li dichiari espressamente perentori.” (Art. 152 – Termini legali e termini giudiziari); “Nel computo dei termini a giorni o ad ore, si escludono il giorno o l’ora iniziali. Per il computo dei termini a mesi o ad anni, si osserva il calendario comune. I giorni festivi si computano nel termine. Se il giorno di scadenza è festivo la scadenza è prorogata di diritto al primo giorno seguente non festivo. La proroga prevista dal quarto comma si applica altresì ai termini per il compimento degli atti processuali svolti fuori dell’udienza che scadono nella giornata del sabato. …omissis…” (Art. 155 – Computo dei termini) – mentre, per quanto riguarda la prescrizione delle pretese sanzionatorie, di seguito, richiamiamo:

 

Art. 209 CdS – Prescrizione

  1. La prescrizione del diritto a riscuotere le somme dovute a titolo di sanzioni amministrative pecuniarie per violazioni previste dal presente codice e’ regolata dall’art. 28 della legge 24 novembre 1981, n. 689.

Art. 28 L. 689/1981 – Prescrizione

Il diritto a riscuotere le somme dovute per le violazioni indicate dalla presente legge si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata commessa la violazione.

L’interruzione della prescrizione è regolata dalle norme del codice civile.

Conclusioni

Come abbiamo visto, nonostante l’estrema sintesi ed il tentativo di semplificare il più possibile i concetti, la materia è foriera di elementi di complessità tali da richiedere una particolare attenzione e preparazione, necessari per comprendere se, davanti ad un verbale notificato, è possibile pagare beneficiando delle riduzioni previste ovvero se ci sono profili di illegittimità che possano indurre il destinatario dell’atto a procedere con le impugnazioni che, proprio per non appesantire ulteriormente l’articolo, in questa sede non vengono trattate, rimandando la trattazione ad una prossima pubblicazione

(a cura del Dott. Antonio D’Emilio)

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